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Lavoratori Studenti e Università: come funzionano i permessi e chi li paga?

Portare avanti la carriera lavorativa e i libri universitari è una sfida quotidiana che richiede enormi sacrifici.

Per fortuna, la legge italiana e i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) tutelano il "Diritto allo Studio".

Tuttavia, tra aziende e dipendenti sorgono spesso dubbi:

chi paga i giorni di assenza?

Lo studio a casa è coperto?

Cosa serve per giustificarsi?

Facciamo chiarezza con questa guida generale, valida per la maggior parte dei contratti di lavoro.

1. Il giorno dell'esame: un diritto garantito

La legge riconosce a tutti i lavoratori studenti, sia pubblici che privati, il diritto a speciali permessi retribuiti per sostenere le prove d'esame.

  • Come funziona: Il dipendente ha diritto a essere pagato per l'intera giornata in cui si svolge la prova (scritta, orale o di laboratorio).

  • Chi paga? Il costo è totalmente a carico del datore di lavoro.

  • Il paletto dei tentativi: Molti contratti nazionali prevedono che, se si viene bocciati, il permesso sia retribuito solo per i primi due tentativi dello stesso esame. Se si tenta la stessa materia per la terza volta, bisognerà usare le proprie ferie.

2. Le famose "150 ore": a cosa servono davvero?

Quasi tutti i CCNL prevedono un monte ore di permessi retribuiti (spesso quantificato in 150 ore nell'arco di un triennio) dedicato alla formazione. C'è però un grande malinteso su questo strumento.

Le ore del "Diritto allo studio" servono esclusivamente per frequentare le lezioni o i corsi istituzionali che si tengono in contemporanea con l'orario di lavoro. Non possono essere usate per altri scopi.

3. Lo studio a casa prima dell'esame: chi paga?

Questo è il dubbio più frequente. Se un lavoratore ha bisogno di prendersi una settimana di stop prima di un esame importante per blindarsi in casa a studiare, quelle giornate sono pagate?

La risposta è no.

Lo studio individuale o la stesura della tesi a casa non danno diritto ai permessi retribuiti per lo studio. In questo caso, le uniche strade percorribili sono:

  • Richiedere l'utilizzo di Ferie arretrate.

  • Utilizzare i permessi ordinari (R.O.L. o P.A.R.).

  • Accordarsi per un periodo di aspettativa o permesso straordinario non retribuito.

Le altre tutele indispensabili

Oltre ai permessi economici, la legge offre al lavoratore studente scudi importanti per organizzare il proprio tempo:

  • No allo straordinario: Il dipendente può rifiutarsi di svolgere ore extra di lavoro.

  • Turni agevolati: L'azienda deve, nei limiti del possibile, assegnare turni di lavoro che non coincidano con gli orari delle lezioni o degli esami.

La regola d'oro: la burocrazia universitaria

Per vedersi pagare i permessi o le ore di lezione in busta paga, non basta la "parola" del dipendente. Le aziende hanno l'obbligo fiscale e legale di richiedere i giustificativi ufficiali.

Lo studente deve sempre richiedere alla segreteria o al docente un foglio di presenza firmato e timbrato (o scaricabile dal portale d'ateneo) che attesti l'effettiva partecipazione all'esame o alla lezione. In mancanza di questo documento, l'assenza diventa ingiustificata.


 
 
 

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